Freccia è stata con noi nove anni.
Nove anni che, a dirli così, sembrano pochi, ma che diventano enormi se li si conta in mesi, in giorni, in abitudini e in presenze silenziose che proprio per questo diventano fondamentali.

È arrivata con i suoi cuccioli, gli “indianini”, bellissimi come lei.
Loro hanno trovato casa, uno dopo l’altro, mentre Freccia è rimasta.
Il suo carattere schivo, riservato, poco incline ai riflettori, l’ha resa meno evidente agli occhi di chi cercava subito affetto, ma profondamente speciale per chi ha saputo aspettarla e ha avuto il privilegio di conoscerla davvero.
La sua bellezza era unica.
Quel bavaglio bianco così particolare e quello stacchetto di coscia inconfondibile: la zampa più corta mai vista in gattile!
Forse mai scelta, ma amata ogni giorno e, suo malgrado, spesso sotto i riflettori come, a seconda dell’occasione, la Bisbi più carina o quella più buffa.
Poi è arrivata la malattia.
E insieme a lei, la prova più grande.
Ma Freccia ha mostrato una tenacia rara: una voglia di esserci che non si è mai spenta. Ha vissuto ogni giorno per quello che era, senza paura del dopo, ancorata al presente con una forza silenziosa e ostinata.
Nove anni dopo, la salutiamo con gratitudine e rispetto.
Freccia non è stata solo una gatta: è stata una presenza discreta, costante, una di quelle che non chiedono nulla e lasciano moltissimo.
Il tempo con lei è stato lungo, pieno, vero. E il segno che lascia resterà con noi, ogni giorno.


