Marta era una gattina minuta, quasi fragile a guardarla.
È arrivata anziana, già segnata dalla malattia: un carcinoma aveva reso necessaria l’amputazione delle orecchie e l’aveva privata, all’improvviso, della vita che aveva sempre conosciuto. Una scelta fatta per proteggerla, per darle ancora tempo.
In gattile ci si è affezionati tutti a lei.
All’inizio era schiva, discreta, sempre un passo indietro. Eppure con gli altri gatti era incredibilmente gentile, paziente, mai invadente. Poi, lentamente, Marta ha iniziato a fidarsi di più, a lasciarsi conoscere, a restare.

La vita non è stata leggera con lei. L’ha messa alla prova in mille modi, uno dopo l’altro. E Marta ha risposto come sanno fare i gatti più forti: con silenzio, con dignità, con una pazienza che commuoveva.
Per un anno e sette mesi le siamo stati accanto, lottando ogni volta che c’era un margine, scegliendo sempre di provarci finché l’amore lo rendeva possibile.

Fino alla fine, quando è stato proprio l’amore — e il desiderio che lasciasse questa terra senza sofferenza — a guidare la scelta più difficile.
Marta era immensamente piccola. Eppure il vuoto che lascia è immensamente grande.
Di quelli che non fanno rumore, ma restano.

