Ampere è stato con noi poco tempo. Pochi mesi, di quelli che si contano facilmente sul calendario ma che, quando finiscono, pesano molto di più.

È arrivato già anziano, rimpicciolito dalla malattia, con quell’insufficienza renale che non lascia spazio a illusioni e che segna fin da subito il confine del percorso.
Sapevamo che il nostro sarebbe stato un tempo di accompagnamento, un tratto di strada breve, da percorrere con rispetto e consapevolezza.
Eppure Ampere non è stato solo questo.
All’inizio era un piccolo scricciolo disorientato, a cui tutto era improvvisamente diventato estraneo. Ma dentro di lui c’era ancora qualcosa di intatto: la traccia di quello che doveva essere stato, un gatto fiero, presente, pieno. E piano piano quella parte è riemersa. Ha ritrovato equilibrio, ha ricominciato a fidarsi, ha scelto di aprirsi, regalandoci una dolcezza che non era affatto scontata.

Come spesso accade, è stato lui ad adattarsi a noi molto più di quanto noi potessimo fare per lui.
È stato un incontro breve, ma completo. Abbiamo condiviso con lui un passaggio delicato, accompagnandolo da un momento di smarrimento a uno spazio più sicuro, più sereno.
E poi è arrivato il tempo del saluto.
Ampere lascia il ricordo di una dignità profonda, di quelle che non hanno bisogno di essere dimostrate. Una dignità che gli animali portano con naturalezza e che ogni volta riesce comunque a sorprenderci.
Non è stato con noi a lungo, ma abbastanza da lasciare un segno vero.


