
Ci abbiamo messo tanto a raccontarvelo. Forse troppo. E ce ne scusiamo.
Qualcuno di voi lo aveva intuito, gli adottanti a distanza lo sapevano già, ma noi… abbiamo avuto paura anche solo di crederci davvero. Un po’ per scaramanzia, un po’ perché certe cose sembrano troppo belle per essere vere…
Uramaki era con noi dal 15 luglio 2020. Recuperato da una villa abbandonata, lasciato indietro, chiuso in una stanza, a sopravvivere nascosto in un controsoffitto. Gridava da un balcone. E quella è stata la sua salvezza.
Pensavamo che salvarlo fosse il lieto fine. Ma per lui, il difficile è iniziato dopo.
Comportamenti imprevedibili, complessi da gestire.
Poi una risposta, arrivata da TAC e risonanza: una problematica neurologica. Una spiegazione, ma non una soluzione semplice. Per questo, per tanto tempo, Uramaki è stato uno di quei gatti che non entrano nei programmi di adozione.
Ad Uramaki abbiamo voluto tutti un gran bene. Con attenzione, con rispetto. E con una grande dose di frustrazione, perché non era mai abbastanza.
Poi, piano, in silenzio, qualcosa è cambiato.
Marta, una volontaria che lo conosce da sempre, ha scelto lui. Sì, proprio lui.
E oggi possiamo dirlo: Uramaki ha trovato la sua casa.


Sta scoprendo una dimensione che noi non potevamo offrirgli; sta mostrando lati che non avevamo mai potuto vedere. Sta bene. È felice.

Noi abbiamo fatto tutto il possibile. Ma non era abbastanza. E non avrebbe mai potuto esserlo.
Adesso sì ❤️


