Purtroppo oggi il saluto si allarga.
Dobbiamo dire addio anche a Grigino.

La sua casa era la stessa di Matteo: la casetta dei nonni, quel luogo speciale dove vivono i nostri tesori più fragili e, proprio per questo, infinitamente preziosi.
Lo abbiamo incontrato per la prima volta in clinica, alla fine di dicembre 2023. Era stanco, provato, consumato dalla malattia. Le diagnosi erano chiare, dure, senza appigli: non poteva tornare in colonia e il tempo che gli veniva concesso sembrava già scritto.
“Terminale”, dicevano i referti.
E invece Grigino ci ha insegnato che le definizioni non contengono la vita.
Per due anni ha vissuto. Non semplicemente resistito, ma vissuto davvero: protetto, accudito, sereno.
A modo suo, certo. Con quel carattere schivo che lo portava spesso a sottrarsi alle attenzioni, soprattutto a quelle visite veterinarie puntuali e inevitabili in cui, con un sorriso amaro, lo chiamavamo “il poveretto”.
Ma quel “poveretto” aveva dentro una forza straordinaria. Una tenacia silenziosa, ostinata, un attaccamento alla vita — e alle sue piccole comodità — capace di stupirci ogni giorno.

Si è aggrappato al tempo che aveva, e soprattutto ai legami: ad alcuni compagni in particolare, con cui ha costruito amicizie profonde, vere, rassicuranti.
Dopo due anni esatti è arrivato il momento più difficile: quello in cui l’amore chiede di fare un passo indietro.
Gli abbiamo detto che poteva andare, che non doveva più lottare per noi, che andava bene riposare.
E lui se n’è andato così, lasciando un vuoto gentile e una gratitudine enorme.
Ti vogliamo bene, Grigino.
Grazie per aver trasformato una fine annunciata in una storia di cura, dignità e resistenza. Resterai per sempre parte di noi.

